Diario

barra-rossa

31 luglio 2017

Lettera aperta all’onorevole Paolo Cirino Pomicino.

Onorevole Pomicino,
ho letto con estremo interesse la sua intervista a Repubblica sulla morte di Ciro Cirillo. Non condivido neppure gli spazi bianchi, ma di una cosa posso darle atto, lei riscrive una parte della storia nera di questo Paese e lo fa a modo suo. Operazione semplice in questa Italia che se ne strafotte della verità.
“Ma no, ma quale trattativa…”, fa scrivere al suo intervistatore. Poi, parlando del defunto, verga il necrologio definitivo, tombale, che mai più potrà essere “macchiato” dalla lettura di inchieste giudiziarie, montagne di carte depositate nelle Commissioni del Parlamento italiano (Antimafia e Stragi), circostanze che sono impresse nella memoria dei sopravvissuti, da Raffaele Cutolo ai terroristi delle Br della colonna napoletana. Lei detta all’intervistatore: “Cirillo è stato un dirigente autorevole della Dc che ha sopportato la violenza delle Brigate Rosse con compostezza e riservatezza”. Fermiamoci su queste due ultime parole, “compostezza e riservatezza”, la chiave di volta per capire una vicenda piena zeppa di omissioni, depistaggi, false verità, complicità istituzionali, incestuosi rapporti tra politici, servizi segreti, camorra, Brigate rosse, pezzi della magistratura. Il memoriale che Cirillo annunciò in una intervista a Peppe D’Avanzo, forse non esiste, o forse sì. Negli ultimi anni della sua vita, Ciro Cirillo ha “giocato” con i giornalisti su questo aspetto non irrilevante. Infine, onorevole Pomicino, lei chiude la porta a doppia mandata ad una eventuale ricerca di altre verità. “Tutto quello che si doveva dire è stato detto e il chiacchiericcio di questi anni lascia il tempo che trova…”. “Chiacchiericcio” le inchieste di Carlo Alemi, un giudice che mise le mani dentro l’affare Cirillo, scoprì complicità e collusioni. Ciriaco De Mita, era il mese di luglio del 1988, da Presidente del Consiglio andò in Parlamento per bollarlo come “un giudice che si è posto al di fuori dei confini costituzionali”. Gli uomini dei servizi, i parlamentari, i ministri che andavano da Raffaele Cutolo a genuflettersi, avevano rispettato la Costituzione, quella vera, quella imposta dal sistema di potere politico-mafioso, il giudice Alemi no. Era un “eversore”, e come tale, venne messo sotto inchiesta dal ministro della Giustizia del tempo, il socialista Giuliano Vassalli e solo nel gennaio 1990 venne “assolto” dal Csm. Alemi, Libero Mancuso e gli altri giovani giudici che indagarono sui misteri della liberazione di Ciro Cirillo, erano pedinati, i loro telefoni intercettati, tutto ad opera dei servizi segreti. “Chiacchiericcio” non furono le pallottole che il 15 luglio 1982 crivellarono il capo della Mobile di Napoli Antonio Ammaturo e l’agente Pasquale Paola. “Ho mandato un dossier al Viminale, ci sono cose che faranno tremare l’Italia”, annunciò il commissario al fratello Grazio. Quel dossier non arrivò mai a Roma e Grazio Ammaturo morì qualche anno dopo in uno strano incidente d’auto in Tunisia. Pasquale Paola, giovane agente, amava il suo lavoro e scriveva poesie. “Chiacchiericcio”.
Ma lei, onorevole Pomicino, ha ragione: la storia la scrivono i vincitori. E lei ha vinto. Negli anni Ottanta diventò “’O ministro”, l’uomo che aveva in mano le leve finanziarie pubbliche che utilizzò per modernizzare il sistema di potere della Dc a Napoli e nell’intero Sud. Lei era una delle “menti raffinatissime” del grande circo andreottiano. Tutti bussavano alla sua porta, i comunisti la guardavano con ammirazione, i giornalisti la adoravano come un moderno principe e arricchivano di articoli (pagati benissimo) la sua rivista culturale, “Itinerario”. Lei ha vinto perché hanno vinto quelli come lei, una particolare e immortale specie politica oggi collocata un po’ in tutti i partiti.
”Abbiamo governato noi, governeranno i nostri figli e i figli dei nostri figli”, onorevole, certamente ricorderà questa frase di Arnaldo Forlani. Parole profetiche e vere. Avete vinto e potete riscrivere la storia come meglio vi pare. Il terreno è fertile. I sopravvissuti che ancora potrebbero raccontare la verità sul caso Cirillo, taceranno perché tutti hanno avuto la loro parte. I poliziotti “distratti” che nel corso degli anni hanno fatto brillanti carriere, i dirigenti dei servizi segreti complici, i magistrati che storcevano il naso rispetto alle inchieste dei loro colleghi, i brigatisti “premiati” con sconti di pena e Raffaele Cutolo, che dalla sua cella di un carcere speciale ha potuto godere della gioia di un figlio grazie all’inseminazione artificiale. Gli italiani sono assuefatti, qualcuno urla senza sapere, e la verità è noiosa. Non ci sono più i Francesco Rosi (“Le mani sulla città”, “Salvatore Giuliano”), i Peppe D’Avanzo, i Giorgio Bocca. I giornalisti sono distratti, il mondo corre veloce, e i registi (anche quelli napoletani) al racconto della realtà, preferiscono storie intime, cucina e tinello.
Onorevole, avete vinto, e noi facciamo volentieri a meno dell’onore delle armi.

(Enrico Fierro)

 

25 luglio 2017

La lotta per lo scavalcamento a destra si fa sempre più dura. La Santanchè ha la testa di legno di Mussolini sul comodino, ma ė Patrizia Prestipino del Pd che, reclamando a gran voce il “sostegno alle mamme per continuare la razza italiana”, può vantare un patriottico comodino su cui troneggia, sfavillante e prolifico, il membro virile del Duce.

22 luglio 2017

L’Economist, Renzi e la pelle dei migranti

Una delle strategie per risolvere il problema delle migrazioni è riassunta dallo slogan “aiutiamoli a casa loro”, lanciato anni fa dalla Lega e riproposto recente- mente da Matteo Renzi. In concreto questa politica si è tradotta, negli ultimi anni, nel finanziamento di alcuni paesi nordafricani allo scopo di contenere i flussi migra- tori. Nessuna attenzione è stata prestata ai metodi utilizzati da quei regimi; lo scopo, del resto, non era aiutare a casa loro le persone che si mettevano in cammino, ma evitare che arrivassero a casa nostra. I risultati, fallimentari, sono sotto gli occhi di tutti. La linea dell’aiuto a casa loro – drammaticamente ridicola per i profughi di guerra che non hanno una “casa loro” dove essere aiutati –  si rivela semplicistica e demagogica anche se riferita ai cosiddetti migranti economici, ma i nostri politici….continua a leggere

19 luglio 2017

L’ultima indagine pubblicata dalla Commissione europea assegna all’Italia il record di Neet: Not in employement, education or training. Giovani fra i 15 e i 24 anni che non studiano, non lavorano e non stanno facendo percorsi di formazione: il 19%. Ragazzi impantanati, insomma. leggi l’articolo

 

“Lasciate che i fanciulli vengano a me”, avrebbe detto. Ma nella Chiesa cattolica la corretta interpretazione del Verbo spetta ai preti.

17 luglio 2017

“Il sud non è un luogo, casomai l’effetto delle relazioni tra potere, conoscenza e spazio. La modernità coloniale inventa una geografia e una cronologia: il sud è primitivo e passato. Il nord rappresenta il progresso e il futuro. Il sud è il risultato di un sistema razziale e sessuale di classificazione sociale, un’epistemologia binaria che oppone alto e basso, spirito e corpo, testa e piedi, razionalizzazione ed emozione, teoria e pratica. Il sud è un mito sessualizzato e razzializzato. Nell’epistemologia occidentale, il sud è animale, femminile, infantile e poco virile. Il sud è potenzialmente malato, debole, stupido, inetto, pigro e povero. Il sud è sempre rappresentato come privo di sovranità, di conoscenza, di ricchezza e, di conseguenza, intrinsecamente indebitato nei confronti del nord. Allo stesso tempo il sud è il luogo dove ha luogo l’estrazione capitalista, il luogo nel quale il nord raccoglie energia, senso, godimento e valore aggiunto. Il sud è la pelle e l’utero. L’olio e il caffè. La carne umana e l’oro.” continua a leggere

12 luglio 2017

Il Butch Cassidy di Intesa San Paolo

Gente tosta, quelli di Intesa San Paolo.
Un rapinatore, armato di pistola, entra in una agenzia torinese del Gruppo e intima ai dipendenti di consegnargli il malloppo. Ma nessuno gli dà retta. Un’ impiegata si limita ad informarlo che l’accesso al blindato è bloccato, dopodiché torna alle sue pratiche alla scrivania. Glaciale, impassibile, come una vera piemontese nell’esercizio delle sue funzioni. Il rapinatore prova ancora a farsi ascoltare, ma dopo aver realizzato che non lo caga nessuno se ne va sconsolato. Verrà arrestato subito dopo, insieme al complice.
Qualche giorno fa, nel Veneto, l’amministratore delegato di Intesa San Paolo si è presentato all’incontro coi cagasotto del governo con un euro in tasca e ha comprato, si fa per dire, due banche. Si è fatto consegnare, sull’unghia, 5 miliardi di euro e un impegno scritto per il pagamento di altri 12 miliardi per le evenienze future.
Inoltre potrà avviare i licenziamenti di circa 3.800 persone, i cui costi sono a totale carico del contribuente, per un importo di oltre 300mila euro a cranio. Se le procedure di licenziamento dovessero costare di meno, i soldi risparmiati – è scritto nero su bianco – restano nelle casse di Intesa san Paolo, per la gioia della Nazione tutta, ma soprattutto degli azionisti.
Morale della favola: cari aspiranti rapinatori, prendete esempio dai professionisti. La prossima volta entrate in banca armati di un euro; due pezzi da 50 centesimi, uno nella destra, l’altro nella sinistra. Sono più persuasivi delle fiammanti colt di Butch Cassidy e Sundance Kid.

11 luglio 2017

9 luglio 2017

Sergio Marchionne è nato in Italia ma ha il passaporto canadese; come amministratore delegato guadagna più di tutti gli operai di Mirafiori messi insieme, ma paga le tasse in Svizzera; ha trasformato la Fiat in un’azienda americana che ha la sede legale in Olanda e quella fiscale in Gran Bretagna, dopo che il gruppo torinese ha incamerato, per anni e sotto varie forme, fiumi di denaro pubblico.
Il vecchio Berlusconi ha sempre avuto il complesso di inferiorità nei confronti di Gianni Agnelli. Ogniqualvolta si parla di Fiat gli parte l’ansia da prestazione: a tutti i costi deve trovare la soluzione geniale. Qualche anno fa propose di vendere la Punto col marchio Ferrari, raccogliendo un vasto consenso sul fatto che si trattava di una boiata pazzesca. Ora Silvio ha partorito un’altra ideona: vorrebbe candidare Marchionne alla presidenza del consiglio. L’Italia, così, si confermerebbe un grande laboratorio politico: saremmo la prima democrazia off-shore.

3 luglio 2017

 “Forse è troppo arduo essere individualmente degli Hoffnungsträger, dei portatori di speranza: troppe le attese che ci si sente addosso, troppe le inadempienze che inevitabilmente si accumulano, troppe le invidie e le gelosie di cui si diventa oggetto, troppo grande l’amore di umanità e di amori umani che si intrecciano e non si risolvono, troppa la distanza tra ciò che si proclama e ciò che si riesce a compiere”. (Alex Langer)

https://www.internazionale.it/opinione/franco-lorenzoni-2/2015/07/02/alexander-langer

30 giugno 2017

Il Paradiso (fiscale) di Silvio.

Impareggiabile Silvio. Mentre la Sinistra annaspa in un cupo presente privo di idee e di valori, Berlusconi riscopre, a modo suo, l’uguaglianza. Lo statista di Arcore ci vuole tutti uguali di fronte al Fisco, e proprio nel momento fatidico della vita pubblica in cui le differenze di reddito e di capacità contributiva si traducono (o si dovrebbero tradurre) in carico fiscale. Berlusconi propone la flat tax, l’imposta uguale per tutti, imprese e famiglie, anche in presenza di distanze siderali in termini di reddito. Tutti uguali, basta disuguaglianze. Così finalmente il negozietto di uno sperduto paesello di montagna potrà pagare la stessa aliquota di giganti come Amazon o Carrefour e un umile postino avrà la stessa dignità fiscale di Briatore. L’autostima dei contribuenti crescerà a dismisura, l’ascensore sociale fermo da decenni, rianimato dal tavernello berlusconiano, schizzerà verso l’alto. E in estate, travolti da tale magnanimo destino nell’azzurro mare di agosto, tutti – ma proprio tutti: precari, operai, impiegati, pensionati – andremo a far baldoria a Porto Cervo!

29 giugno 2017

Cacciari, il golpe e il vinavil

Dice il Saggio: “Chi rompe paga e i cocci sono suoi”. Nel terremotato campo del centrosinistra la saggezza continua ad essere merce rara, sicché nessuno paga, nessuno si fa da parte e sulla proprietà dei cocci è guerra aperta…continua

28 giugno 2017

Il fabiofazio e la legge del mercato

Il nuovo contratto del fabiofazio nazionale ha scatenato, come era prevedibile, un mare di polemiche. Inevitabile, quando un abitante su due del Mezzogiorno è a rischio povertà ma paga la bolletta della luce e il canone tv, tanto per dirne una sul contesto sociale italiano. Undici milioni di euro per quattro anni sono uno sproposito, roba da nababbi del pallone, con la differenza che, in quel caso, a pagare non sono i contribuenti…. continua

27 giugno 2017

La teoria dell’involuzione.

Dal 2019 nelle scuole turche non si studierà più la teoria dell’evoluzione. Il pensiero di Darwin viene bandito dalle terre del Sultano Erdogan perché “scientificamente controverso”. L’unico paese del mondo in cui l’insegnamento dell’evoluzionismo è vietato, a tutt’oggi, è l’Arabia Saudita. La Turchia e l’Arabia Saudita sono i principali alleati dell’Occidente nella “lotta al terrorismo”.

25 giugno 2017

Zavorra United, quelli dell’unità a sinistra.

“Lo dico senza iattanza, ma hanno perduto una capacità interpretativa e rappresentativa della società. Nulla di nuovo può nascere portandosi dietro queste zavorre”.
(Stefano Rodotà)

Un bellissimo articolo di Marta Fana e Francesca Fornario, sul Fatto Quotidiano del 17 giugno 2017,  sull’esilarante tragedia del ceto politico di sinistra alle prese con l’appuntamento elettorale.

24 giugno 2017

Geremy Corbyn al Festival di Glastonbury.

23 giugno 2017

 

Di fronte a certe statistiche (e a certi personaggi) alziamo le mani. In alto e ben in vista, non si sa mai. Giorni di sole feroce e di ius soli. “Repubblica”,  in prima fila nella lotta ai pregiudizi ci ricorda, giusto per restare sul pezzo e a conferma che il pregiudizio è una gramigna inestirpabile, che Di Maio e Di Battista son figli di fascisti. Il giornale romano continua poi la nobile lotta al pregiudizio altrui sottoponendo i parlamentari leghisti al test di cittadinanza: “Qual è si scrive con l’apostrofo?”. Purtroppo, di questi tempi, nella Repubblica dei palazzi e dei giornali l’etica pubblica  non gode dei diritti di cittadinanza, e neanche di grande considerazione tra la gente. Al test di questi giorni, Consip si scrive staccato o tutto attaccato?”, non risponderà nessuno.

E mentre si parla (e, soprattutto, si straparla) di diritti e cittadinanza, Stefano Rodotà ci saluta.

 

barra-rossa6

21 giugno 2017

Esami di maturità, prova di Italiano. Caproni era nell’aria.

21 febbraio 2017

«You can check out any time you like but you can never leave». «Puoi lasciare libera la stanza quando vuoi ma non potrai andartene mai».
(Eagles, Hotel California, 1976).
Mickey Emiliano ci ha ripensato. “Resto e mi candido. Questa è casa mia.” E’ il maleficio dell’Hotel California: nelle stanze renziane son condannati all’irrilevanza, ma molti non sanno dove andare.
Emiliano lancia la sfida, ma Renzi non è in sala ad ascoltarlo.
Se n’è andato in vacanza. In California.

barra-rossa6

17 febbraio 2017

giordanoGiordano Bruno, 417 anni fa, dopo lunghi anni di carcere e sofferenze (fu sottoposto anche a tortura almeno due volte: a maggio del 1597 e a settembre del 1599), a piedi scalzi e con la lingua stretta nella mordacchia, veniva condotto dal carcere del Sant’Uffizio a Piazza Campo dei Fiori per essere bruciato vivo. Era l’alba del 17 febbraio del 1600, e la Chiesa cattolica, che aveva voluto quella morte atroce, celebrava in quell’anno il suo Giubileo.

Il Santo tribunale dell’Inquisizione Romana, presieduto personalmente dal papa, l’aveva condannato al rogo perché “eretico, impenitente, pertinace” ed anche i suoi scritti, posti all’indice dei libri proibiti, venivano dati alle fiamme.

Sono gli anni in cui la Chiesa, attraverso la sua macchina inquisitoriale, che si alimentava della delazione e del sospetto indotto, del terrore del rogo e di torture a volte anche più crudeli della morte, sferrava uno dei più pesanti attacchi repressivi contro quanti osassero pensare con la propria testa e rivendicassero il diritto di scegliere visioni del mondo e comportamenti di vita non omogenei e funzionali alle sue opinioni…. leggi l’articolo

barra-rossa6

16 febbraio 2017

berlinguerNon sono un ex militante e neanche un ex elettore del Pci, però mi piace ricordare cosa accadeva quando il leader della sinistra italiana si recava a Mirafiori. La foto qui a fianco dice tutto. In tempi recenti il nuovo leader della “sinistra” (virgolette obbligatorie, come le catene sul ghiaccio) ha visitato una fabbrica nel bresciano. I dipendenti sono stati costretti a un giorno di ferie obbligatorie: la proprietà temeva contestazioni.
Quella era una sinistra ideologica e perdente, commenterebbe, acido, il nuovo leader della “sinistra” che visita gli stabilimenti Fiat a braccetto con Marchionne. Quali siano i trofei conquistati dalla sinistra “moderna” non è dato sapere, però è certo che ai tempi di Berlinguer un operaio Fiat non era costretto a pisciarsi addosso perché è proibito lasciare la catena di montaggio per andare in bagno.
 barra-rossa6

 10 febbraio 2017

La fotografia “sbagliata” che racconta la verità.

foibeLa foto pubblicata qui sotto è stata utilizzata in alcune celebrazioni ufficiali delle vittime delle foibe, nel Giorno del Ricordo. I cinque civili fucilati hanno un nome e un cognome: Franc Žnidaršič, Janez Kranjc, Franc Škerbec, Feliks Žnidaršič ed Edvard Škerbec. Il plotone di esecuzione è formato da soldati italiani.
Non abbiamo solo la memoria corta, noi italiani. Il Giorno del Ricordo è figlio di una memoria distorta condita di inconfessabili amnesie. Non si può raccontare un fatto storico oscurandone le cause. E giusto ricordare le foibe, ma senza nascondere i crimini, di ben più vasta portata, delle forze di occupazione italiane in Jugoslavia.