Discussioni

agora prostituzione1Abolizionismo, proibizionismo, legalizzazione: il dibattito sulla prostituzione in Italia

   Fossero gli uomini a restare incinti, l’aborto sarebbe un sacramento”, diceva Florynce Kennedy, avvocata femminista americana. Se fossero gli uomini a fare la puttana, ci sarebbe un contratto collettivo, un albo professionale e un sindacato. E la prostituzione sarebbe la più efficace branca della fisioterapia, visti i mille benefici psicofisici del sesso. Il problema (e l’ingiustizia) è che questa panacea è molto più disponibile per i maschi, che quando non possono averla gratis sanno dove comprarla, mentre le donne possono venderla, ma comprarla no, è degradante. Convenzioni millenarie prevedono che lei, per ottenere quel farmaco, debba attirare l’interesse di un farmacista, averci una storia e farselo regalare. Ma in una società patriarcale fondata sull’irregimentazione dei generi e sulla sottomissione femminile il sesso è organizzato in base alle (presunte) esigenze dei maschi e alla loro disponibilità economica. E siccome è visto solo come sporco bisogno del più forte, le donne che lo vendono non possono farlo che per fame, costrizione o plagio: fosse per loro vivrebbero di coccole. Non è così.   IMMAGINIAMO ci fossero tanti battoni quante battone: daremmo per scontato che sono vittime e che le donne vanno con loro perché non li rispettano? La piaga della prostituzione è nella nostra testa prima che sul marciapiede, e più che una piaga è una coda di paglia: perché il mercato del sesso in Italia (ingordo, sregolato, modellato sul maschio ricco) è lo specchio più crudele delle dispari opportunità in un paese arretrato e fondamentalmente sessuofobo.   Per questo fa sorridere “l’educazione sentimentale nelle scuole per insegnare il rispetto per il corpo delle donne”, propugnata dal minisindaco dell’Eur Andrea Santoro. Forse non sa che l’educazione sentimentale di Flaubert racconta di un ragazzo diviso fra una puttana e una donna sposata. (Lia Celi, Se gli uomini battessero avrebbero pure il sindacato, da “Il Fatto Quotidiano” 16.2.15)

“Da molti anni in Italia si discute della necessità di riformare la legge sulla prostituzione, legge Merlin, e regolarmente vengono depositati disegni di legge da parlamentari di destra e di sinistra, o promossi persino referendum abrogativi 1. Tuttavia nessuno dei grandi partiti italiani ha una posizione chiara sul da farsi e, ciò che è più sorprendente, nessuna delle proposte è stata mai neppure discussa in parlamento dal lontano 1958, anno dell’approvazione della legge Merlin. Nel frattempo, dalla metà degli anni Novanta, nel resto d’Europa e in molti paesi del mondo si è levata una grande onda di riforme. Entro il 2014 Francia e Canada, due paesi che hanno una legge simile alla Merlin, dunque di tipo abolizionista,potrebbero decidere di abbandonarla, per imboccare la strada del nuovo proibizionismo che punisce i clienti, inaugurata dalla Svezia nel 1999, oppure quella della nuova legalizzazione e dei diritti per chi lavora (sex workers, cioè lavoratrici e lavoratori del sesso 2), introdotta dall’Olanda nel 2000 e dalla Germania nel 2002, o ancora tentando varie forme di decriminalizzazione, come quelle sperimentate dalla Nuova Zelanda dal 2003 3. (Giulia Garofalo Geymonat, leggi l’articolo)

AGORà2QUELLA CAROGNA DI HOUELLEBECQ

“Houellebecq. All’aprirsi di ogni pagina si spalancano stupore, timore. Siamo portati ad affrontare una visione del mondo, presente e futuro, che cercavamo di evitare. Siamo costretti alla consapevolezza.   No, non è un libro sull’Islam (non solo). È un romanzo su noi occidentali, rassegnati, stanchi. Soprattutto inconsapevoli.” (Ferruccio Sansa, leggi l’articolo)  

 La voce che narra è di un intellettuale parigino, specialista di Huysmans, disperatamente mediocre, cui l’umanità non interessa, anzi lo disgusta. Anima nera e bersaglio dell’autore è un “buono a niente” ma acutissimo e spietato osservatore dei suoi simili e dei loro riti, misogino e primario nelle sue aride pratiche sessuali, un cerebrale che sa però vedere e capire.” (Goffredo Fofi, leggi l’articolo)

“Il pensiero corretto da avere su Michel Houellebecq è che è una carogna. Un miserabile misantropo e opportunista, un cialtrone, un provocatore, un impostore, un vigliacco, uno che bluffa, uno che esagera: i nomi che saltano fuori più spesso sono quelli di Zola e Flaubert, ma il pensiero corretto è dire che Houellebecq è uno scrittore mediocre” (Giuseppe Rizzo, leggi l’articolo)

“Houellebecq è un pensatore spinoso, prima che uno scrittore capace, e il disprezzo chirurgico con cui prova a fare a pezzi luoghi comuni a cui dobbiamo una parte significativa della nostra buona coscienza rende la lettura dei suoi libri fastidiosa fino alla ripugnanza. Tuttavia, quasi sempre l’intelligenza è affilatissima, e la scrittura non banale. Alte le ambizioni, coerente il gusto. Ce n’è abbastanza per interessarsi a lui: quanto ad amarlo è una conseguenza possibile almeno quanto lo è il detestarlo”. (Alessandro Baricco, leggi l’articolo)

Il futuro della Grecia

syriza grecia3“Il trionfo elettorale di Syriza in Grecia potrebbe capovolgere la situazione dell’Europa e farla finita con l’austerità che mette a rischio la sopravvivenza del nostro continente e dei suoi giovani. Tanto più che le elezioni previste per la fine del 2015 in Spagna potrebbero produrre un risultato simile, con l’ascesa di Podemos. Ma perché questa rivoluzione democratica venuta dal Sud possa riuscire a modificare davvero il corso delle cose, bisognerebbe che i partiti di centrosinistra attualmente al potere in Francia e in Italia adottino un atteggiamento costruttivo e riconoscano la loro parte di responsabilità nella situazione attuale.” (Thomas Piketty, leggi l’articolo)

Un Paese piccolo come la Grecia potrebbe realmente cambiare le politiche europee, non tanto per la sua intrinseca forza economica, piuttosto perché intercetta il senso comune dei cittadini europei, così come il buon senso di tanti inascoltati economisti. Oggi la Grecia suggerisce un New Deal europeo, un progetto a cui ha lavorato l’attuale Ministro delle Finanze greco Varoufakis, con il concorso di Holland e Galbraith, prefigurando un “New Deal europeo che, come il suo predecessore americano, potrebbe portare al miglioramento nell’arco di mesi, pur attraverso misure che rientrano interamente nel quadro costituzionale al quale i governi europei hanno già aderito”( Paolo Pini Roberto Romano, leggi l’articolo) 

Non si può dire che tra il 2010 e il 2014 la Grecia non abbia “fatto i compiti” assegnati dalla Troika. La pressione fiscale è cresciuta di cinque punti percentuali rispetto al Pil, la spesa pubblica è diminuita di un quarto e i salari monetari sono caduti di venti punti percentuali. La Commissione europea ha sempre sostenuto che queste politiche non avrebbero depresso l’economia e avrebbero rilanciato la competitività. Ma le sue previsioni sull’andamento del Pil greco sono state ripetutamente smentite: in Grecia il crollo della produzione ha fatto registrare un divario rispetto alle stime di Bruxelles che talvolta ha oltrepassato l’imbarazzante cifra di sette punti di Pil. (Emiliano Brancaccio e Gennaro Zezza, leggi l’articolo)

A volte, la cosa giusta da fare è la cosa saggia da fare. È così oggi per la Grecia. Se fatta nel modo giusto, una riduzione del debito andrebbe a beneficio della Grecia e del resto dell’Eurozona. Creerebbe delle difficoltà, ma non tante quante ne creerebbe gettare la Grecia in pasto ai lupi. Tuttavia, raggiungere un accordo di questo tipo potrebbe rivelarsi malauguratamente impossibile: per questo chi pensa che la crisi dell’Eurozona sia finita si sbaglia. Nessuno può essere sorpreso della vittoria di Syriza in Grecia. La «ripresa» del Paese ellenico è fatta di una disoccupazione al 26 per cento e di una disoccupazione giovanile oltre il 50. (Martin Wolf, leggi l’articolo)

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