Parole

    Quando in un paese esistono i partiti, ne risulta prima o poi uno stato delle cose tale che diventa impossibile intervenire efficacemente negli affari pubblici senza entrare a far parte di un partito e stare al gioco.Simone-Weil-1936 Chiunque si interessi alla cosa pubblica desidera interessarsene efficacemente. Così, chiunque abbia un’inclinazione a interessarsi al bene pubblico o rinuncia a pensarci e si rivolge ad altro, o passa dal laminatoio dei partiti. Anche in questo caso sarà preso da preoccupazioni che escludono quella per il bene pubblico. I partiti sono un meraviglioso meccanismo in virtù del quale, in tutta l’estensione di un paese, non uno spirito dedica un’attenzione allo sforzo di discernere negli affari pubblici, il bene, la giustizia, la verità. Ne risulta che – eccezion fatta per un piccolo numero di coincidenze fortuite – vengono decise e intraprese soltanto misure contrarie al bene pubblico, alla giustizia e alla verità. Se si affidasse al diavolo l’organizzazione della vita pubblica, non saprebbe immaginare nulla di più ingegnoso.

(Simone Weil, Manifesto per la soppressione dei partiti politici)

zenone1Tutta la notte Zenone scrisse, cancellò, scrisse di nuovo, e tornò a cancellare.  All’alba si alzò dalla sedia, si stirò, sbadigliò e gettò sul fuoco i fogli e la penna di cui si era servito.

Non fece fatica a mettere insieme i suoi effetti e la borsa di medico, giacché il resto del bagaglio era stato prudentemente lasciato a Senlis nella soffitta d’un alberghetto. Ruggieri russava nel mezzanino fra le braccia d’una ragazza. Zenone gli infilò sotto la porta un biglietto in cui gli annunciava che partiva per la Provenza. In realtà aveva preso la decisione di recarsi a Bruges e di farvisi dimenticare.

Un oggetto riportato dall’Italia pendeva al muro della stretta anticamera. Era uno specchio fiorentino su cornice di tartaruga, formato d’una ventina di specchietti convessi simili alle celle esagonali delle arnie, ognuno contenuto a sua volta nella sua stretta cornice che era stata un tempo la lorica d’una bestia viva. Al chiarore grigio d’un’alba parigina Zenone vi si mirò. Vi scorse venti facce compresse e rimpicciolite dalle leggi dell’ottica, venti immagini d’un uomo in copricapo di pelliccia, dalla carnagione smunta e giallastra, dagli occhi lustri che erano essi stessi specchi. Quest’uomo in fuga, rinchiuso in un mondo tutto a parte, separato dai suoi simili che fuggivano anch’essi in mondi paralleli, gli ricordò l’ipotesi del greco Democrito, una serie infinita di universi identici ove vivono e muoiono una serie di filosofi prigionieri. Questa fantasticheria lo fece sorridere amaramente. I venti piccoli personaggí dello specchio sorrisero anch’essi, ognuno per conto suo. Li vide poi volgere a metà il capo e dirigersi verso la porta.

(Marguerite Yourcenar, L’opera al nero)

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