Diario

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25 giugno 2017

Zavorra United, quelli dell’unità a sinistra.

“Lo dico senza iattanza, ma hanno perduto una capacità interpretativa e rappresentativa della società. Nulla di nuovo può nascere portandosi dietro queste zavorre”.
(Stefano Rodotà)

Un bellissimo articolo di Marta Fana e Francesca Fornario, sul Fatto Quotidiano del 17 giugno 2017,  sull’esilarante tragedia del ceto politico di sinistra alle prese con l’appuntamento elettorale.

24 giugno 2017

Geremy Corbyn al Festival di Glastonbury.

23 giugno 2017

 

Di fronte a certe statistiche (e a certi personaggi) alziamo le mani. In alto e ben in vista, non si sa mai. Giorni di sole feroce e di ius soli. “Repubblica”,  in prima fila nella lotta ai pregiudizi ci ricorda, giusto per restare sul pezzo e a conferma che il pregiudizio è una gramigna inestirpabile, che Di Maio e Di Battista son figli di fascisti. Il giornale romano continua poi la nobile lotta al pregiudizio altrui sottoponendo i parlamentari leghisti al test di cittadinanza: “Qual è si scrive con l’apostrofo?”. Purtroppo, di questi tempi, nella Repubblica dei palazzi e dei giornali l’etica pubblica  non gode dei diritti di cittadinanza, e neanche di grande considerazione tra la gente. Al test di questi giorni, Consip si scrive staccato o tutto attaccato?”, non risponderà nessuno.

E mentre si parla (e, soprattutto, si straparla) di diritti e cittadinanza, Stefano Rodotà ci saluta.

 

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21 giugno 2017

Esami di maturità, prova di Italiano. Caproni era nell’aria.

21 febbraio 2017

«You can check out any time you like but you can never leave». «Puoi lasciare libera la stanza quando vuoi ma non potrai andartene mai».
(Eagles, Hotel California, 1976).
Mickey Emiliano ci ha ripensato. “Resto e mi candido. Questa è casa mia.” E’ il maleficio dell’Hotel California: nelle stanze renziane son condannati all’irrilevanza, ma molti non sanno dove andare.
Emiliano lancia la sfida, ma Renzi non è in sala ad ascoltarlo.
Se n’è andato in vacanza. In California.

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17 febbraio 2017

giordanoGiordano Bruno, 417 anni fa, dopo lunghi anni di carcere e sofferenze (fu sottoposto anche a tortura almeno due volte: a maggio del 1597 e a settembre del 1599), a piedi scalzi e con la lingua stretta nella mordacchia, veniva condotto dal carcere del Sant’Uffizio a Piazza Campo dei Fiori per essere bruciato vivo. Era l’alba del 17 febbraio del 1600, e la Chiesa cattolica, che aveva voluto quella morte atroce, celebrava in quell’anno il suo Giubileo.

Il Santo tribunale dell’Inquisizione Romana, presieduto personalmente dal papa, l’aveva condannato al rogo perché “eretico, impenitente, pertinace” ed anche i suoi scritti, posti all’indice dei libri proibiti, venivano dati alle fiamme.

Sono gli anni in cui la Chiesa, attraverso la sua macchina inquisitoriale, che si alimentava della delazione e del sospetto indotto, del terrore del rogo e di torture a volte anche più crudeli della morte, sferrava uno dei più pesanti attacchi repressivi contro quanti osassero pensare con la propria testa e rivendicassero il diritto di scegliere visioni del mondo e comportamenti di vita non omogenei e funzionali alle sue opinioni…. leggi l’articolo

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16 febbraio 2017

berlinguerNon sono un ex militante e neanche un ex elettore del Pci, però mi piace ricordare cosa accadeva quando il leader della sinistra italiana si recava a Mirafiori. La foto qui a fianco dice tutto. In tempi recenti il nuovo leader della “sinistra” (virgolette obbligatorie, come le catene sul ghiaccio) ha visitato una fabbrica nel bresciano. I dipendenti sono stati costretti a un giorno di ferie obbligatorie: la proprietà temeva contestazioni.
Quella era una sinistra ideologica e perdente, commenterebbe, acido, il nuovo leader della “sinistra” che visita gli stabilimenti Fiat a braccetto con Marchionne. Quali siano i trofei conquistati dalla sinistra “moderna” non è dato sapere, però è certo che ai tempi di Berlinguer un operaio Fiat non era costretto a pisciarsi addosso perché è proibito lasciare la catena di montaggio per andare in bagno.
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 10 febbraio 2017

La fotografia “sbagliata” che racconta la verità.

foibeLa foto pubblicata qui sotto è stata utilizzata in alcune celebrazioni ufficiali delle vittime delle foibe, nel Giorno del Ricordo. I cinque civili fucilati hanno un nome e un cognome: Franc Žnidaršič, Janez Kranjc, Franc Škerbec, Feliks Žnidaršič ed Edvard Škerbec. Il plotone di esecuzione è formato da soldati italiani.
Non abbiamo solo la memoria corta, noi italiani. Il Giorno del Ricordo è figlio di una memoria distorta condita di inconfessabili amnesie. Non si può raccontare un fatto storico oscurandone le cause. E giusto ricordare le foibe, ma senza nascondere i crimini, di ben più vasta portata, delle forze di occupazione italiane in Jugoslavia.