Tony Blair: “il barboncino di Bush”, il Lenin di Renzi

renzi-con-tony-blair-in-cinaLe politiche austeritarie funzionano meglio se a gestirle sono i governi convenzionalmente di sinistra. Le misure economiche lacrime e sangue perdono quel segno classista e iniquo che solo le destre tradizionali sanno imprimere, mentre le oligarchie finanziarie prendono le sembianze del padre severo ma giusto che vigila sul nostro stile di vita, pronto a manganellarci con chirurgiche riforme al minimo accenno di deviazione. Funziona così in Francia e in Italia. Funziona così anche  in Grecia, che pure meriterebbe un discorso a parte.

Lo stesso accade per le guerre democratiche. Sul rosso, per quanto sbiadito, il sangue quasi non si nota. Pochi anni fa abbiamo bombardato la Serbia, un paese europeo, senza che nessuno (o quasi) protestasse. All’epoca governava il centrosinistra guidato da D’Alema, il quale oggi dice che potrebbe ritirarsi all’estero: al suo posto eviterei Belgrado, da quelle parti hanno la memoria meno corta della nostra. Ma la medaglia d’oro dell’infamia spetta a Tony Blair, l’ex premier inglese teorico della Terza Via, l’uomo che ha  illuminato – re orbo nell’Europa dei ciechi – il cammino delle socialdemocrazie sul finire del secolo scorso. Il maestro di D’Alema, e di Renzi. Il teorico della sinistra vincente quando sposa il programma della destra, anche e soprattutto in tema di guerra. Il Mail on Sunday pubblica una mail segreta datata 28 marzo 2002 nella quale Blair scrive a Bush di essere pronto a sostenere la tesi delle armi di distruzione di massa in possesso di Saddam Hussein. Un anno prima dell’invasione dell’Iraq. Una guerra che non è mai finita, che ha sconvolto i fragili equilibri del Medio Oriente, provocando centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi. Blair è, come il suo sodale americano, un criminale. Solo sul piano morale, ovviamente, poiché i tribunali internazionali sono riservati, al massimo, ai piccoli macellai balcanici.

Il Labour inglese ha preso le distanze (si spera per sempre) da questo personaggio. Ma se in patria Blair è Bush poodle, il barboncino di Bush, in Italia gode ancora di grande popolarità, e non è certo per la sciatteria esteròfila di un Primo ministro che non sa l’inglese, ma lo usa per pronunciare le parole latine (tiutor, sammit) o nominare (Jobs Act) le schifezze nostrane. No, il Blair italiano si specchia, felice come una pasqua, in un popolo già poco avvezzo a fare i conti col proprio passato. Figuriamoci con quello degli altri. Dall’Europa, poi, prendiamo sempre il peggio, anche quando non ce lo chiede nessuno.

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Una risposta a Tony Blair: “il barboncino di Bush”, il Lenin di Renzi

  1. Ricky ha detto:

    L’ha ribloggato su SCRIVEDENDO – The Fallout Poste ha commentato:
    Must to read! Questo articolo ci fa riflettere sul nostro governo senza finire della retorica anti-renziana.

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