Teramo per lui

tifosi teramoIrridere il popolo infuriato non sempre porta bene. Qualche esempio, così, alla rinfusa. I parigini affamati, secondo la leggenda, non gradirono la battutona sulle brioches di Maria Antonietta che, meschina, ci rimise la testa e la reputazione. Cento anni dopo, a Milano, stessa storia. Il popolo ha fame e Re Umberto, a corto di brioches ma dotato di un discutibile senso dell’umorismo,  ordina una drastica dieta a base di cannonate. Il conto lo salderà l’anarchico Bresci, con la stessa moneta. Passano gli anni, i tempi si fanno civili e repubblicani, ma il vizietto rimane. Resta indimenticabile lo sberleffo di Alberto Sordi (“Lavoratoriii!”) nello splendido film di Monicelli in cui il neorealismo cede il passo alla commedia all’italiana, genere che annovera,  tra i suoi archetipi, il cumenda di Arcore sghignazzante ed autocompiaciuto che consiglia alla giovane disoccupata «di sposare il figlio di Berlusconi». Dopo venti anni di scherni e pernacchie al popolaccio, Silvio esce di scena, stanco ma tutto intero, vecchio tra i vecchi di Cesano Boscone, perché intanto la giustizia s’è fatta gentile, ma non con tutti. C’è ancora troppa gente che continua a protestare (Genova per loro, si canticchia nelle questure), proprio come l’altro giorno, a L’Aquila, durante la visita di Renzi. Nella città che alla batosta del terremoto ha aggiunto il peso della crisi e l’ignavia dei governi, il virgulto di Silvio tenuto a bàlia dalla sinistra del Mulino Bianco pretendeva, vai a capire perché, una marcia trionfale. E puntuale, dopo lo scorno per i fischi, scatta il riflesso del farsi beffe della protesta: il giovane statista, prendendo spunto dal calcio, pilastro concettuale del suo pensiero, dichiara che “i contestatori sono tifosi del Teramo, squadra di serie D”. Gentucola. Sfigati. Una variazione sul tema decisamente scadente. Papà Silvio avrebbe parlato di invidia sociale, di comunisti rancorosi. Un’altra classe, e si vede. Silvio ci ha campato per vent’anni. Nei confronti dell’erede invece l’insofferenza cresce assai più rapidamente; della sproporzione tra la montagna di proclami e insulti e il topolino dei risultati si sono accorti persino i tifosi del Teramo  i quali, tirati in ballo e non avendo i soldi per pagarsi una pagina del Corriere della Sera, gli hanno risposto con l’ermetico striscione “Renzi, ‘ngul a mamm’t” (per chi non conosce l’inglese: “Renzi, tua madre poteva far di meglio”). Una bocciatura senza appello, da retrocessione nella serie D della politica, che viene proprio dalla quella pancia a cui tutti i pifferai rivolgono i discorsi più ispirati.

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