Scuola pubblica: Kant Immanuel, assente giustificato.

immanuel kant.jpg“Ma chi ha paura (e perché) degli istituti confessionali?”, si chiede sul Corriere della Sera il professor Dario Antiseri. L’articolo è una appassionata difesa delle scuole paritarie e religiose: «Le diversità di visioni del mondo e di valori scelti sono l’essenza della società aperta. Ma davvero, allora, sarebbe una grande conquista di libertà per l’Italia la scomparsa delle scuole non statali, laiche e cattoliche (…)? La società aperta è chiusa solo agli intolleranti». Nel curioso mondo del filosofo Antiseri la paura (su cui il mondo confessionale ha sempre investito con successo) sarebbe un difetto del laicismo, mentre la società aperta troverebbe piena legittimazione nelle scuole confessionali, vere palestre del libero pensiero che solo per un torvo “statalismo laicista” consisterebbero « di professori dogmatici e studenti acritici. Tutto questo sulla base dell’idea che un credente non può che essere acritico. Ma guarda caso Newton era cristiano, e lo fu Kant, e prima di loro lo furono Cartesio e Pascal. Dunque: Cartesio, Pascal, Newton e Kant – tutti acritici perché cristiani?»
Nessuno credo abbia mai sostenuto una sciocchezza del genere, caro professore, però qualcosa mi dice che Cartesio, Pascal, Newton e Kant avrebbero volentieri frequentato una scuola statale, se ne avessero avuto la possibilità. Non solo, ma se fosse esistita la scuola aconfessionale nei secoli passati, l’artigiano Spinoza avrebbe fatto il professore, Galileo avrebbe condotto un’esistenza più serena, Giordano Bruno sarebbe morto di vecchiaia e le scuole confessionali avrebbero scoperto con secoli di anticipo che la Terra è rotonda, che l’umanità non discende dai tre figli maschi di Eva e che l’elettricità e il treno a vapore non sono «creature di Satana».
Ma, tornando alla domanda iniziale, la risposta è molto semplice: nessuno ha paura delle scuole paritarie e mai nessuno è sceso in piazza per chiederne la chiusura. I “laicisti” chiedono semplicemente il rispetto dell’art. 33 della Costituzione (“Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”), scritto anche da cattolici come Dossetti e De Gasperi. Il punto è che si addita un nemico immaginario, dogmatico e intollerante, allo scopo di rivestire di etica un vecchio portafoglio da imbottire con denaro pubblico.  Perché alla fine è tutta e solo una questione di soldi e il denaro – “lo sterco del diavolo”, per gli ipercritici fondatori della Ditta – fa perdere il senso della misura (e della decenza)  a chi chiede fondi pubblici per le scuole private mentre invita le scuole pubbliche (che cadono a pezzi) ad affidarsi alle elemosine degli sponsor privati o alla divina provvidenza.

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