Vincenzo Rabito – La televisione

“Se all’uomo in questa vita non ci incontro aventure, non ave niente darracontare”. 

E così, un bel giorno del 1968 Vincenzo Rabito, contadino siciliano semi-analfabeta, si chiude in una stanza con una vecchia Olivetti e comincia a scrivere la storia della sua vita…..

rabito fine

“Poi, nella Socità nostra, avemmo comperato una televisione. Che fu la rovina della mia famiglia questa televisione! Che, secome erino a Chiaramonte li prima televisione che ci avevino stato, tutte erimo spaventate e tutte li socie e li famiglie delle socie erimo pazze per questo schifio di televisione. E quinte, lì, in quella Società, fenio a bordello, perché i puoste per tutte non c’erino. Perché prima, che di quanto aveva stata fondata la Socità, se erimo 300 i soci, sempre li presente ci ne potemmo essere 10, ma ora che c’era questo schifìo di televisione era piena sempre delle famiglie delle socie. Còsì, alla sera, sempre sempre, c’era una composione che no zí potevino trovare seggie per sederse, e chi arrevava all’ultimo bestimiava. Io sempre arrevava il primo e c’era anche mio fratello Paolo che arrevava il primo, per l’amore di prentere i poste, e li altre socie si cominciavano a bunciare li coglione, perché noi sempre erimo li prime, poi che li nostre moglie, semai si non zi vedevono una sera questa televisione, c’era il lutto nella casa. Così io, speciarmente con mia moglie, era conzemato, perché mia moglie mi diceva sempre: ‘Vai, e vai à prentere li posti!”. […] Ma non tutte li sere c’era il posto bello comito che si poteva stare bene. Certe sere si stava macare male e si stava strette, e per stare ce ci voleva molta pacienza. […] E così, mia moglie, che pacienza non ni aveva, cominciava affare chiachire con tutte, dove ci cominciava a dire che lei era nobile e non poteva stare così stretto. E certo che li socie ci dicevino: “Signora, se sta scomita non ci viene e si ne va, come fanno li altre. Qui si deve avere pacienza”. Ma mia moglie, sempre figlia di donna Anna, cominciavo a dire parolaccie a tutte. […] Poi, lei, mia moglie, era un tipo… Era fissata che magare che redevino con il procramma che faceva ridere e tutte li aspetatore ridevino, mia moglie s’impresionava che redevino con lei, e d’ogni sera, quanto antiammo a casa, si meteva a camorria comme che era io che non la faceva respetare. Così io, deversse volte, sempre ci diceva ammia moglie: “Ma noi, perché ci dobiammo sciarriare con tutte i socie, e io ave 40 anne che frequento questa Socità, e ora, perché ci dobiammo sciarriare?”. […] Ma mia moglie non mi voleva ascortare per niente di quello che io diceva. Così, mi diceva: “Tu tiene paura della cente!” E mi diceva: “Ora che, con la sedia, che è che mi tocca, mi metto a direce parole!”. E così, mia moglie li prenteva a tutte per razza tinta, e la razza buona era lei sola, e noi tutte erimo di razza bassa”. […] Così, io mi mese in confusione: per non la fare antare alla Socità, ci ho promesso che, comi mi davino li reterate all’amministrazione provinciale, che ni dovevino dare 150.000 lire alla Recione, ci ho detto, povero Rabito che voleva bene ai figlie: “Non ti priocupare, Neduzza, che, come prentiammo queste solde, ti compero la televisione”. E così io ho fatto, per essere buono e per falla contente, che se d’era un altro uomo ci aveva a dare la testa nel muro, invece di compererece la televisione ammia moglie… Che poi, magare che erino li prima telivesione, mi hanno fottuto, perché io ancora non ni aveva visto televizione e mi l’hanno fatto pagare lire 165.000 mila lire, che poi questa televisione magare era vechia. […] Così, dentra quella casa maledetta che ci avevino stato centenaia di migliaia di fruste, all’ultimo venne magare la televisione. Che poi, nel 1958, televisione non ni aveva nessuno nella strada, solo l’aveva il professore Vannino Cafa. E così, tutte li vecine volevino venire a vederese questa mia televisione perché a quelle ebiche l’avevino solo li socità e quache cafè, e poi magare che piaceva a tutte di vederlla. Così, con mia moglie non si ci poteva parlare poi, tanto aveva deventato nobile perché aveva questa televisione. E quinte, lei era la patrona di questa televisione. Quinte, a chi ci voleva fare venire, ci faceva venire. Tutto comantava mia moglie. Certe volte ci venevino la famiglia di mio fratello Paolo, ma non facevino sempatia tanto alla mia famiglia. E così, si hanno comprato la televisione magare loro, e così non ci hanno venuto più, e fecero miglio. E io mi manciava li cogliona senza sale, e sempre bestimiava!

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