BOBO RONDELLI “LO SO BENE, SONO DISABILE ALL’ESISTENZA”

Tra le vie di Livorno con uno dei musicisti più controversi del panorama cantautoriale italiano. Dall’imbarazzo per Youtube (“blocca la creatività, ferma l’esistenza”), al comunismo (“non credo ce ne sia realmente uno”) fino ai problemi con la droga e all’amore infinito per le donne.

di Alessandro Ferrucci  

  BOBOPROVA3Estate 1988, festa dell’Unità dell’Ardenza, provincia di Livorno. Quattro stand, odore di salsiccia e patatine fritte accanto alla classica area dibattiti. Poi il palco. Alle dieci di sera ci sale un ragazzo con il suo gruppo, una canzone, poi un’altra, un’altra ancora, fino a quando arriva un barbone ubriaco, bottiglia in mano, disturba. Il cantante non si scompone, continua la performance e mentre intona scende dalla struttura, microfono tra le dita abbraccia il barbone, balla con lui, gli soffia un sorso di vino, cadono a terra, ridono, si rotolano nel cemento. Quel ragazzo era Bobo Rondelli, cantautore, tra pochi giorni esce il suo ultimo lavoro, per molti un folle, per molto più è uno dei maggiori talenti nascosti e inespressi della musica italiana. Si presenta alle cinque del pomeriggio con gli occhiali da sole scurissimi, scapigliato, il viso di chi ha dormito poco “scusa, ho un mal di testa micidiale, ieri sera ha fatto baldoria. Meglio se prendo un té al limone”. Silenzio. Cambia idea. E con la voce di Mastroianni ordina una birra…  

Mastroianni lo imiti benissimo.  

L’ho doppiato in un lavoro per Ettore Scola.  

Anche doppiatore?

  È più un hobby, amo modulare la voce, studiarla, inerpicarmi nelle imitazioni. E una delle mie migliori è proprio quella di Mastroianni. Così mi chiamano quando restaurano un vecchio film. In quel caso era un documentario, un’esperienza breve, in mezz’ora tutto finito. Non l’ho neanche rivisto.  

E perché?  

Non mi rivedo né riascolto mai. Forse per timidezza. Ah, ho anche partecipato allo spot della Citroën, sempre solo con la voce, e sempre Mastroianni. Ora mi chiederai perché accetto queste situazioni…  

Va bene, te lo chiedo.  

Per soldi, ovvio. Per fortuna hanno tolto lo spot da youtube.  

Non ami molto youtube.  

Blocca la creatività, ferma l’esistenza, è un controllo perenne, è come avere le spie ovunque. Hanno pubblicato dei miei filmati assurdi, anche quando stavo con il cane allo zoo. Nel momento in cui suono, amo lasciarmi andare, amo farmi coccolare dalla serata, dare libero sfogo alle emozioni, ma tutto deve restare dentro un contesto, qui invece estrapolano tasselli e li ergono a tela complessiva.  

Una volta ti sei spogliato in pubblico, tua figlia ha visto il filmato e…  

È scoppiata a piangere, non sai quanto ci ho messo a spiegarle che era una performance per mostrare il mio nuovo tatuaggio di San Francesco.  

Un Santo tatuato?  

Certo, eccolo (si sbottona la camicia e mostra il petto). Guarda l’altro tatuaggio, quello dell’uomo lupo, che sono io.  

I tuoi primi concerti sono stati alla feste dell’Unità.  

Sì, e spesso al pubblico urlavo: ‘I ate a fucking communist’, insomma interpretavo l’americano.

Tu sei, o sei mai stato comunista?  

Sì (silenzio). O no. Oddio, ne avessi mai incontrato uno. Forse solo San Francesco.  

A Livorno non ci sono comunisti?  

Pseudo comunisti che una volta diventati ricchi si sono fatti i cazzi loro.  

Quindi per te il comunismo labronico è una leggenda…  

È anche una scusa, o una farsa, per mascherare assenze interiori. Sai che ti dico? A me non interessano soldi o altro, io punto solo sulla dignità, dignità per tutti. (Sono quasi le 18, passa a salutarlo Toto Barbato, suo amico e manager con un recente passato da attore nei film di Paolo Virzì. Vede Rondelli, due battute, poi lo avverte: “Mi ha chiamato il nostro amico tatuatore, dice se questa sera si fa serata”. E Bobo: “No, no, ho paura dei tuoi amici, rischiamo di sfondarci un’altra volta”. Poco dopo cambia idea, sono pronti per la baldoria).  

Torniamo al “non mi leggo né mi vedo”.  

Riguardo ai giornali ho visto gente impazzire per una recensione, giornate rovinate, telefonate incazzate. Se invece scrivono cose positive, ti esalti in maniera incontrollabile. Per questo non ci penso proprio.  

E la televisione?  

Sono abituato a guardare ogni giorno la mia prospettiva brutta, quella frontale, ho paura di scoprire la nuca o il profilo. Quindi evito.  

Non ti riguardi anche per non perdere spontaneità?  

Amo il cialtronismo, il non prendersi sul serio, in questo sono molto livornese.  

Dicono che sei il segreto meglio riposto della musica italiana…  

Esagerato. Non avrei mai comprato un mio disco e non mi sarei mai andato a vedere dal vivo.  

Addirittura.  

Sì, ci pensavo mentre arrivavo al nostro appuntamento, e nelle cuffiette ascoltavo la Guerra di Piero e Bocca di rosa, un altro livello. Io sono figlio della provincia, il vero artista ha bisogno di confronti. 

  Livorno ti ha stritolato?  

Un po’ sì, ma sto bene qui, non sono tanto ambizioso. Sono ambizioso solo sulle donne.  

Oggi non sei in grande forma…  

Ieri sera mi sono devastato. Poi ora ho 52 anni e accuso di più, inoltre ho l’epatite C, anche se fingo di stare bene e me ne fotto. Sono così a pezzi che mi spetta il vaccino nuovo.  

Come l’hai contratta?  

Trent’anni fa, una pera giovanile.  

Gli amici di allora?  

Alcuni sono morti. Però non sono mai stato un assiduo, ho iniziato a 17 anni con uno più grande, poi ho smesso grazie alla musica e per il senso di colpa verso i miei figli.  

Molti tuoi colleghi bevono prima di salire sul palco per superare l’angoscia. Tu?  

Ho bevuto tantissimo. Però ora mi è passata, se voglio posso cantare e andare avanti con la Red Bull, ho capito che grazie allo sguardo del pubblico puoi ricevere la giusta adrenalina. Ieri ero Dio oggi cammino per strada e non ti riconosce nessuno… (Cita una canzone di Nick Cave, con la voce di Nick Cave)  

Ti ci rivedi?  

No, grazie a questa provincia vivo nella giusta dimensione, la dimensione del bar, dove la gente non ti prende sul serio.  

Quando hai scoperto le tue doti vocali?  

Strada facendo, poi amo le imitazioni, ho in testa un film dal titolo Il commemoratore, parla di un tizio che lo chiamano alla morte dei musicisti per cantare con la stessa voce del defunto.  

Chi pensi di commemorare?  

Boh, Albano, Mino Reitano, Jinmmy Fontana. Ma prima devo smettere di fumare, altrimenti non ci arrivo con la voce.  

Ne hai parlato con Virzì?  

Sì, è scoppiato a ridere.  

Virzì ha girato un documentario su di te, come è nato? 

  Quando mia moglie mi ha buttato fuori di casa, andai al bar del porto e lo trovai lì per caso. Forse impietosito ha deciso di raccontare la mia storia.  

Come mai eri stato cacciato?  

Per colpa di questi maledetti cellulari. Lei mi diceva sempre: ‘Se ci guardo dentro, è finita’. Io stavo tranquillo, grosso errore. Un giorno lo ha fatto, e via al bordello.  

Verità o leggenda: hai lavorato in un ospedale psichiatrico?  

È una leggenda, ci sono solo stato un periodo per evitare il militare.  

Come è cambiata Livorno nel rapporto con gli immigrati? 

  Molto, è comunque una città senza lavoro, piena di disoccupati, è automatico prendersela con chi sta peggio di te.  

Livorno come il resto d’Italia.  

Anche peggio, e mi fa male, nei luoghi pubblici ascolto delle baggianate, dei luoghi comuni da brividi, da ‘boia quanti ce n’è’; a ‘tornino a casa loro invece di rompere i coglioni qui’.  

Hai dichiarato: Livorno mi piace perché so dove andare per spendere poco.  

Qualche tempo fa è uscita una statistica secondo la quale noi livornesi sperperiamo anche quello che non abbiamo.  

Ed è vero?  

Mi piace pagare, con il mio lavoro è giusto così.  

Hai soldi da parte?  

Ho solo Equitalia che mi perseguita. E hanno ragione. Ma quando hai l’hobby delle donne, come fai a non spendere?  

Hai due figli, un maschio e una femmina, ascoltano la tua musica?  

No, il maschio va su Vasco Rossi, lei Tiziano Ferro. Però lui ha la collezione completa dei miei dischi…. io neanche uno.  

Con Bollani hai collaborato in un disco, hai ancora rapporti?  

Non molti, siamo troppo differenti, lui è un perfezionista, uno che ti riprende per le virgole, io sono tutt’altro. Ah, mi imita benissimo, ha un orecchio pazzesco.  

Oltre Mastroianni, quali sono i tuoi punti di forza?  

Ugo Tognazzi quando interpreta lo scemo (e parte immediatamente l’interpretazione), David Bowie, Tom Waits, Lou Reed. Bene anche Piero Pelù (vero, bravissimo).  

Pelù ti ha mai ascoltato?  

Certo, gli ho anche chiesto di cantare insieme sul palco. Lui è molto simpatico.  

Adesso è di nuovo a “The Voice”, tu invece con i reality?  

Mi hanno chiamato per un provino quando Morgan se n’è andato, mi volevano al suo posto, mi volevano studiare.  

E come è andata?  

Insomma, gli ho subito detto che la trasmissione non l’avevo quasi mai vista, così mi hanno chiesto: ‘E perché sei qua?’ Ho riposto: ‘Per i soldi, e voi perché ci siete?’ Nessuna replicata.  

Dispiaciuto per il mancato ingaggio?  

Solo per Equitalia, altrimenti va bene così, meglio non entrare in quel calderone, voglio morire illibato.  

All’Isola dei famosi?  

No, non ci andrei, bestemmierei subito.  

Tua madre che ti diceva?  

Sempre preoccupata, la frase tipica era: ‘Non verrò a portarti i fiori’.  

Quante gliene hai combinate?  

Qualcuna. Le ho anche rubato la pensione, mi svegliavo a mezzogiorno, direi un mascalzone. Ma ho una disabilità all’esistenza. 

  Sembri quasi contento di non aver avuto troppo successo…  

Penso sia insopportabile andare in giro e trovare persone che ti riconoscono, dover sempre parlare, i selfie. Non ce la farei.  

Il tuo pubblico maggiore è in Toscana.  

A Capodanno, a Scandicci, sono arrivati in seimila, con Biondi erano mille e sfavati (annoiati). Ho sempre detto: peccato che canto per la mafia del Pd, se fossi nato al sud a quest’ora avrei cantato nei matrimoni dei mafiosi veri, con soldi veri, e un bel macchinone. Invece con la mafia del Pd non si prende un cazzo. Oh, è una battuta!  

Non sei molto filo Pd.  

Adesso proprio no, ma neanche grillino. Mi piace Landini, mi sembra una persona seria e con passione, amo i politici che non ridono mai, che combattono.  

Rimpianti?  

Un elenco troppo lungo, o nessuno. Beviamoci su.

(da Il Fatto Quotidiano, 2.3.2015)

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