L’assessuri, il suocero e i nuovi renziani

UNA REGISTRAZIONE SPIEGA COS’È LA ROTTAMAZIONE AD AGRIGENTO: “TI PIGLI UN PEZZO DI CITTÀ, DIVENTI SINDACO”

di Giuseppe Giustolisi  

 templi-di-sera  Se c’è un esempio di come il renzismo in Sicilia faccia rima con trasformismo questo è Agrigento e il modo becero con cui si è sempre fatta politica nella splendida della Valle dei Templi. L’emblema del trasformismo è il quarantenne ex sindaco Marco Zambuto, che a poco più di vent’anni era già consigliere comunale per la Dc, poi sindaco con l’Udc di Cuffaro, lunga parentesi nel Pdl (con visita a Palazzo Grazioli nel febbraio 2008), ritorno all’Udc di Casini, sotto le cui insegne viene riconfermato sindaco, per poi finire, un anno fa, nel Pd, di cui adesso è nientemeno che presidente regionale e fedelissimo renziano. Tutto sotto le sapiente regia del suocero Angelo La Russa, ex parlamentare della Dc.   A RACCONTARCI che ad Agrigento il cambiamento è una bufala non sono solo le denunce (inascoltate) politiche e giudiziarie del matto Peppe Arnone (un soggetto ossessivo lo definisce la Procura di Agrigento, che ormai da tempo ha ingaggiato una lotta senza esclusione di colpi contro l’eccentrico avvocato agrigentino, reo di fare le pulci da anni anche alla giustizia dei Templi). La conferma arriva dalla registrazione di un colloquio tra La Russa e Giuseppe Di Rosa (autore della registrazione all’insaputa del suocerissimo), un rampante consigliere comunale e vicepresidente del consiglio appena decaduto, anche lui con un passato nel centrodestra e nel frattempo divenuto uomo ombra di Zambuto. Di Rosa avrebbe dovuto rappresentare, secondo le promesse di La Russa, il cavallo vincente della politica girgentana, sul quale puntare per le prossime elezioni a sindaco. Naturalmente per arrivare a vincerle, bisognava prima addestrare il consigliere con un buon incarico in giunta, che La Russa prova ad offrirgli con insistenza, non si capisce bene se a titolo di suocero o di burattinaio della politica cittadina.   Il colloquio tra i due avviene in piazza nell’autunno 2013, al tempo del rimpasto di giunta e, tra espressioni colorite e lezioni di vita, è un campionario della politica do ut des: “Io domani matinu ti fazzu diventari assessuri”, dice La Russa a Di Rosa, il quale è giustamente poco convinto perché la giunta sta già giurando: “E come addiventu assessuri, se oggi giura a giunta?”. La Russa è deciso: “Per i cazzi miei, io ho una cosa riservata ca va o a tia o a Piero Luparello”. Di Rosa è scettico: “E chi esce?”. Brusco e diretto La Russa : “Lassa futtiri cu nesci e cu trasi. Queste sono minchiate. Vuoi il potere reale e la visibilità?”. “A visibilità l’aiu,ma aiu bisognu di travagliari”, batte cassa Di Rosa.   “Nella politica mai dire mai e mai pigliare la spada per la punta”, filosofeggia La Russa: “Tu sei il futuro, se Renzi farà il segretario, Marco (Zambuto ndr) andrà a Roma… va a fari enti locali… minchiati… politica. Il mare è grande ed è un oceano. Punto. Ma al comune di Agrigento non c’è alternativa… io non ne parlerò con nessuno… mancu cu me muglieri… e non si deve sapere che sono stato io… si tratta solo di creare intorno a te simpatie, adesioni, problemi che si risolvono … Insomma fare di te un uomo concreto. Credo che ti si possa dare un riconoscimento che vale quattro assessorati… Potrai andare in tv con gli spazi pagati”.   DI ROSA, PERÒ, è ancora riluttante e La Russa dà la stoccata finale: “Sarai assessore alle attività produttive, assessore alla minchia… ti pigli un ramo dell’amministrazione della città e avrai contatto con 60mila persone”. Di Rosa naturalmente viene poi scaricato e per vendetta diventa il grande accusatore del sistema Zambuto-La Russa e delle irregolarità del piano regolatore, su cui sta indagando la Procura. E se frattanto nessuno riesce a risolvere i problemi di quelle sessantamila persone che importa? La politica rimane sempre una cosa riservata da queste parti. Tutta una minchiata insomma

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