Ferruccio Sansa – Cercasi scrittore che sveli l’Italia

Cari scrittori italiani, perché non tentate un libro come Sottomissione?   In tanti stiamo leggendo il romanzo di Michel Houellebecq. All’aprirsi di ogni pagina si spalancano stupore, timore. Siamo portati ad affrontare una visione del mondo, presente e futuro, che cercavamo di evitare. Siamo costretti alla consapevolezza.   No, non è un libro sull’Islam (non solo). È un romanzo su noi occidentali, rassegnati, stanchi. Soprattutto inconsapevoli: abbiamo realizzato una costruzione straordinaria, ma delicata, la democrazia, che in sé (nel sovrano rispetto della volontà popolare) comprende anche gli strumenti per il proprio annientamento.   Da quanto tempo la cultura italiana non tenta opere che non abbiano come protagonisti solo gli individui, ma il tempo in cui viviamo? Viene da pensare ai grandi della letteratura russa, a Guerra e Pace di Tolstoj. Nessuno dimentica le figure di Andrej, Pier-re, Natasha. Ma il protagonista – e qui sta la grandezza – era la vita. Il tempo.   A pensare all’Italia vengono in mente i Promessi Sposi, più recentemente I vicerè o Il Gattopardo. Certo, è cambiata la prospettiva del racconto: l’Io ha preso la scena. Ma proprio il francese Houellebecq – che non è Tolstoj e nemmeno Flaubert – ci mostra in un modo nuovo che le piccolezze delle parabole personali possono intrecciarsi con i grandi eventi. Il mondo può essere visto attraverso gli occhi del singolo che, smarrito, si trova costretto a comprendere il tempo in cui vive. E quello che verrà. È quasi un nuovo genere – questo il merito di Houellebecq, più del valore letterario – tra narrazione, sociologia e visione.   Perché nell’Italia del nuovo millennio non azzardiamo un’opera così? Abbiamo alle spalle quel capolavoro dimenticato di Guido Morselli, Roma senza papa, che descrive i tormenti della Chiesa con quarant’anni di anticipo. O scritti visionari e meno noti come Habemus Papam, Francesco(1999) del prete genovese Paolo Farinella. Casi isolati. Prevale l’introspezione (o la rinuncia). Ma l’oggi e il domani, la dimensione corale e civile dell’esistenza? Eppure quanti spunti si offrirebbero: la corruzione che è insieme piaga individuale e nazionale. Poi la crisi che apre diseguaglianze insopportabili. Perfino il berlusconismo. Che figura tragica e straordinaria sarebbe – suo malgrado – il Cavaliere. Roba da Molière o Shakespeare.   Ma quanto è raro trovare uno scrittore che si avventuri nell’affresco. Come diceva il magistrato che si occupava dei “Furbetti del quartierino”: “Il ritratto più vero, fulminante, di questa Italia l’ho trovato solo nelle intercettazioni telefoniche”.

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