Riabilitate il soldato Emilio!

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Non si è mai abbastanza vecchi per sentirsi definitivamente cinici e sgamati. C’è sempre qualcosa che rimette in discussione luoghi comuni a cui ci si era affezionati, come quello della presunta superiorità morale e culturale del “popolo” di sinistra. Basta un’uscita di Renzi per diradare la nebbia sulla palude del nuovo conformismo: tutte le porcherie realizzate o tentate da Silvio in passato – che si tratti di lavoro, scuola, leggi ad personam o ordinaria bassa clientela poco importa – diventano per incanto il corpus christi della modernità, del progresso, della rottura col passato. Oggi la ministra Boschi può votare senza imbarazzo la legge che arricchisce il babbo banchiere perché il conflitto di interesse, francamente e semplicemente, ha stufato.
E poi c’è la conventicola dei maîtres à penser mediatici che, per nobile tradizione, riconoscono i fondamenti del bene comune nel punto preciso dove s’accomoda la loro pigrizia intellettuale, così dall’amaca del buon Michele Serra lo spartano presidente al volante della Panda grigia appare come il nuovo Pepe Mujica, se non un puro e semplice “capolavoro”, se dobbiamo dar retta alla ancora più ispirata Concita De Gregorio. Se poi il novello Pericle, ancora sotto naftalina, sbraca invitando alla cerimonia di investitura il delinquente più famoso d’Italia, ci pensa il severo Gad Lerner a mettere a posto i criticoni. Che male c’è se un condannato viene invitato al Quirinale? Niente, per carità, se non fosse che i Palazzi, per quanto mal frequentati, rappresentano comunque le istituzioni repubblicane. Nelle sagrestie, per dire, si annidano spesso soggetti osceni ma nessuno, neanche l’anticlericale più acceso, porterebbe il cane a pisciare in Chiesa.
Se questi sono i campioni del giornalismo democratico, allora sarebbe onesto riabilitare Emilio Fede, icona naïf di quel servilismo arcaico riconoscente per il piatto pieno e la condiscendenza del padrone. Da preferire mille volte al conformismo paraculo di chi ostenta spirito critico mentre occhieggia una poltrona da direttore di tg, un incarico di prestigio, una chiamata tra i consiglieri del nuovo padrone.

Mi trovo in una sala d’attesa e inganno il tempo con questa chiacchierata immaginaria coi quattro amici del mio blog sul tema intellettuali e dintorni, quando un signore anziano mi si siede accanto e con un sorriso complice e un sospiro soddisfatto proclama che “el cü cerca sempre la cadrèga”.
Il culo cerca sempre la sedia, appunto.

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