La riforma della satira

Maria_Elena_BoschiParlar male del Pd, almeno fino all’epopea del giaguaro da smacchiare, poteva anche essere divertente. Con la nuova stagione del renzismo rischia di diventare un lavoro usurante.  E’ una fatica seguire tutte le girls renziane che, dopo aver surclassato le inflazionate dirimpettaie di Arcore, imperversano nei talk show televisivi. Consegnata la Carfagna all’oblio e la povera Gelmini agli incubi notturni dei neutrini, anche la satira cambia bersaglio: l’altra sera ha colpito la ministra Maria Elena Boschi. A Ballarò, Raitre, fuoco amico. Quindi apriti cielo! Un fedelissimo della signora, tale Michele Anzaldi, segretario della commissione vigilanza della Rai, prende carta e penna per protestare coi vertici dell’azienda perché si tratterebbe, a suo dire, di satira  non in linea con «la definizione fatta propria anche dalla Cassazione». Satira non a norma, e per giunta sulla tv di stato! Sembra di sentire il Silvio dei tempi d’oro! Ma se Renzi incarna il berlusconismo 2.0  i tempi non sono ancora maturi per prendersela coi giornali di sinistra e i comici comunisti, sicché ci si arrangia con una boiata da apprendista-Ghedini. Comunque, cari comici, state in campana. Sul palco, al posto della classica “spalla”, portatevi l’avvocato. Questi fanno sul serio, una riforma al mese. Si comincia con la satira.

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