Matteo Pucciarelli – Renzicuperlocivatipittella: quattro fenotipi sinistri

Ogni anno ha le sue primarie, diceva il vecchio adagio né vecchio né adagio. Ogni anno ha le sue pene, soprattutto. E le primarie rientrano perfettamente nella casistica. Era il 2005 quando giovani virgulti si avventurarono al seggio per votare Fausto Bertinotti, poi da lì è stato tutto un fare. Per gli altri. Personalmente, votai un’altra volta un candidato sindaco dei Ds e la mia storia di passione con la bagarre interna al centrosinistra finì per sempre nell’apatia. Però osservare è bello, raccontare anche. Ecco i fortunati e unici protagonisti delle prossime primarie: gli elettori.

Gli elettori di Matteo Renzi

Un anno fa erano tutti giovani, incazzati contro gli incazzati e incazzosi, molto cool, molto easy, molto hipster, molto new lab, molto free, molto all you can eat, molto qualsiasi cosa che non fosse neanche lontanamente paragonabile con la storia della sinistra classica (uguaglianza, beni comuni, socialità, quella roba lì). Un anno dopo ci sono sempre, più gasati che mai («ve lo avevamo detto!»); ma soprattutto sono arrivati i vecchi. Le cariatidi della burocratja post-Pci post-Dc, i padroncini delle tessere senza partita Iva, i matroni dei collegi, gli strateghi del correntismo più bieco, i saltatori professionisti del carro vincente, i contrattatori di assessorati di peso, i sacerdoti del pragmatismo più spinto, i distaccati sindacali in perenne servizio nei giochini di risiko applicati al politicantesimo. Semplicemente, hanno capito dove tira il vento. Gli imbarcati, che neanche destinazione Lampedusa con tanta foga di traversare. Non possono morire. Al massimo faranno morire gli altri, cioè i giovani. Inghiottiti senza troppi problemi. Ciao belli, avevate capito tutto, infatti non avete capito un cazzo.

Gli elettori di Gianni Cuperlo

Vecchi romantici da una parte, gente che se lo ricorda segretario della Fgci fiera di essera Fgci, occhioni celesti, e come parla bene e pacato, che gran letture il ragazzo. Apparato dalemiano in cerca di strapuntino dall’altra parte, marpioni di primo pelo, anche di secondo, gente che sa come stare in maggioranza stando in minoranza. Apparato sindacalizzato che difende il mondo del lavoro senza aver mai lavorato in vita propria. Apparato mentale, che è la peggior condizione che esista: Pci è Pds, Pds è Ds, Ds è Pd. Tutto chiaro, la storia siamo noi, giacca di velluto, quando parte Contessa scappa la lacrima, scusa ma com’è andata a finire per quel concorso in Regione, no perché al Partito mi hanno detto che la cosa era sistemata. Un mondo così, tra tensione ideale e tensione e basta. Tra utopia, molto poca; tra accettazione dell’esistente, molta molta. Compromesso storico tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere. Legittimo eh. Ma i sogni stanno a zero.

Gli elettori di Giuseppe Civati

Ecco siccome a me Civati piace molto, corro il rischio di descrivere i tic e le tac di quelli come il sottoscritto. Sostanzialmente: romantici e rompicazzo, da sempre, per sempre. Infatuati per le cose serie, sempre drammaticamente serie; a volte per le persone, anche quelle serie, drammaticamente serie, noi si gode con l’epopea di Fidel e del Che e si finisce con gli zingari felici di Claudio Lolli. È una scelta di minoranza media, come quando uno votava un partito non grande ma nemmeno piccolo (Rifondazione). Allora oggi voti un candidato non grande ma nemmeno piccolo. Quando il Civati parla della sinistra e tocca il tasto della coerenza, e ti ci mette di mezzo Rodotà, Landini e la Fiom, e ti spiega che così non va, e te ascolti e dici cazzo ma è proprio così, per un attimo ti sembra che tutto torni, che forse una speranza c’è, che dai crediamoci, tutti uniti a sinistra, che possiamo riscoprire la lotta…. No aspetta, la lotta no. La lotta Pippo non la cita mai. E allora non ci siamo, la piazza che garba a noi è (anche) quella del 19 ottobre, e per quella non c’è spazio nemmeno in un Pd con Civati col passamontagna.

Gli elettori di Gianni Pittella

Qui siamo alla categoria dello spirito. Innanzitutto sarebbe importante conoscere Pittella, e se putacaso non vivi tra Reggio Calabria e Sala Consilina allora sei fregato, non puoi conoscerlo. E se lo conosci, fatti vedere da uno bravo. Detto questo, non so, un elettore di Pittella o è un socialista del Psi sopravvissuto alla destra e alla vergogna della propria garofanosa storia recente oppure è un membro dello staff dell’eurodeputato Pittella. Terza ipotesi, la più nobile e forse anche la più probabile: credi nella connessione tra meridione ed Europa, speri in una svolta laburista del partito, ti piacciono le storie di chi ce l’ha fatta partendo con un posto da consigliere regionale a 20 anni. Ognuno ha le proprie fissazioni, ognuno ha le proprie turbe. Ma su questo Pittella non ha colpe, né lui né iddio onnipotente né Tonino Carotone: tornare a pagare due euro per mettere una “x” quando il giorno dopo rifanno il cazzo che gli pare è come far suonare al contrario un disco di Scialpi: inutile, non ci esce nulla.

PS. Mi scuso per l’uso reiterato della parola “cazzo”. Ma ci stava bene.

(25 ottobre 2013)

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