Il pianista di Gezi Park

martelloDice che a parlare sempre dei brutti ceffi della politica italiana, ci si rovina la salute. E allora andiamo a Istanbul, piazza Taksim, nel cuore della protesta. Dove a un certo punto appare Davide Martello, un giovane tedesco originario di Caltanissetta, col suo pianoforte. Avete letto bene: un pianoforte a coda, non una chitarra o un armonica. Lo devi portare con un furgone dalla Germania, scaricarlo, nella piazza degli scontri. Attacca con le note di Imagine, l’inno pacifista di John Lennon, il giovane musicista. E allora intorno a lui si fa silenzio, gli occhi si fanno lucidi e qualche lacrima sfugge, un poliziotto appoggia a terra il suo fucile.

Dice che Gezi Park non è l’inizio di una rivoluzione, tra qualche settimana non ne parleremo più. Il tempo ci dirà cos’è stato, Gezy Park. E le rivoluzioni, quelle vere, si prendono tutto il tempo che ci vuole. Dice anche, ricordando  Camus, che la bellezza non fa la rivoluzione. Ma viene sempre il momento in cui la rivoluzione, quella vera, ha bisogno della bellezza.

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