L’impresa del Cavaliere

    A furia di raccontar balle, si rischia seriamente di dire qualcosa di vero. “Abbiamo fatto più cose noi di tutti i 50 governi precedenti”, dice Berlusconi. Non si può dargli torto. Ad elencare le cose fatte dal suo governo, possibilmente in fascia protetta, si tira l’alba.economist L’evidenza di questo infaticabile fare è stampata sul volto di un Paese povero, depresso e sputtanato. Una cosa mai vista. Un Paese triste, che non ne azzecca mai una, sia che provi a cambiare tutto, sia che decida di tenersi i soliti manigoldi nella speranza di giorni migliori. Un Paese incarognito che si sveglia da un incubo dopo essersi addormentato con un sogno a buon mercato.

     Il fare del Caimano è quello del picchiatore professionista che ti massacra ma non lascia segni evidenti. Non si tratta solo del disastro economico e dei conti dello stato, dei deliri sui ristoranti pieni e delle giudichesse femministe, dei mafiosi nei ministeri e delle bagasce a carico dei contribuenti. Berlusconi non è solo l’uomo che ha fottuto un intero Paese. Lo ha anche mitridatizzato.

     Ho seguito l’ormai “storica” serata  del Cavaliere da Santoro (ogni popolo ha gli eventi che si merita). Ha affermato, il Caimano, che l’Italia è ingovernabile perché c’è la Costituzione, ci sono i partiti, il Parlamento, la Corte Costituzionale e cosi via. Stringi stringi, è la democrazia il vero problema. Un puro distillato di eversione, un discorso che in una vera democrazia farebbe accapponare la pelle.  Ma nessuno si scompone, nessuno incalza l’anziano caudillo nel suo delirio autoritario. Nei commenti del giorno dopo troviamo di tutto: l’Imu, la giustizia, la sedia di Travaglio, le “scuole serali” di Santoro, la grinta ritrovata del Cavaliere e amenità varie. Sull’attacco alla democrazia e alle sue regole neanche una riga, è roba che non fa notizia, siamo abituati. La nostra assuefazione al golpismo a bassa intensità permette al  Cavaliere di teorizzare tranquillamente, in prima serata sugli schermi tv, ciò che una volta si progettava nelle segrete stanze dei piduisti.

Lo sbracamento ha rotto da tempo gli argini, ha travolto tutto, ha creato un paesaggio civile dove nomenklature e consorterie d’ogni genere imperversano, i cravattoni si allentano, il popolo si mette in libertà, ognuno ha il suo nemico, spesso ridotto a specie subumana, da rimuovere dal suo personale percorso di felicità. E’ questa l’eredità del berlusconismo. E come tutte le eredità non è avara di sorprese: tra gli eredi trovi il Grillo che vuole “lo Stato con le palle”, trovi una pseudo-sinistra autoreferenziale e carrierista, trovi il Monti che chiede al Pd di “silenziare” i non allineati.

     Anche il Professore, il sobrio liberale in loden, nella marmaglia. Che delusione! Proprio lui che aveva votato Forza Italia una sola volta, nel ’94, ma senza aspirare. Berlusconi forse è politicamente morto, ma il berlusconismo è vivo e lotta insieme a noi. I suoi eredi, che sono tanti, tra legittimi e non,  arraffano il più possibile e in tutta fretta. E a caval donato (specie se il donatore è il Cavaliere)  non si guarda in bocca.

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Una risposta a L’impresa del Cavaliere

  1. annamaria ha detto:

    ed è proprio la cosa che spaventa..il <>.
    Lui puo essere finito ma lascia una terribile eredità.

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